A.I.E.O.P.
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I racconti dei ragazzi sul Gioco

Compagno di gioco...

S'era in camera di domenica mattina, ci avevo una fame che non ci vedevo.
Era venuto il frate per la solita messa e faceva la comunione, D. , il mio compagno di stanza quando vide l'ostia gli disse al frate: - me la dai pure a me? Ce la voglio anch'io. Ma di che sa? - E il frate: - Di niente - Ce l'ha la scadenza? - chiese ancora D. che aveva sentito in televisione che anche le ostie dovevano avere una scadenza. - Eh sì - gli ha risposto il frate. A quel punto m'è venuto di dire che se l'ostia rappresenta il corpo di Cristo la scadenza non ce la può avere. Il frate m'ha dato ragione.
Intanto D. che non è proprio "un tranquillino" s'era messo a giocare con una pallina di spugna polverosa e giù calci, e calci e usava la porta della stanza come rete e io gli dicevo che, se la faceva finire nel mio piatto, l'ammazzavo. Il frate si mise a giocare con lui dopo la messa e Dario invece di colpire la porta lanciava la pallina addosso a lui con colpi sempre più veloci Il povero frate s 'era messo in difesa tutto sudato fradicio che ci aveva anche la mascherino. Ma il peggio doveva ancora venire.
In camera c'era pure la sua zia che, seccata, tolse la pallina a D. nascondendola. Persa la palla, quello incominciò con le mani e i piedi "a tonfarlo" (tartassarlo). Il povero frate, tutto sudato sembrava dovesse scoppiare, allora io gli ho dello che poteva togliere la mascherina. Così andò vicino alla finestra, tirò fuori una lingua ch'era sudata pure quella e sembrava una fetta di prosciutto e poi se ne andò subito! Un'altra volta credo che ci penserà due volte prima di giocare con D.