ASSOCIAZIONE ITALIANA EMATOLOGIA ONCOLOGIA PEDIATRICA

Scheda malattia

Rabdomiosarcoma

sarcomi delle parti molli costituiscono un gruppo eterogeneo di neoplasie maligne a comune origine mesenchimale; possono insorgere, con localizzazione extrascheletrica, pressoché ubiquitaria, sia in età adulta che in età pediatrica e rappresentano, rispettivamente, l’1% e il 6-8% dei tumori maligni.
In età pediatrica, circa la metà dei casi è rappresentata dal rabdomiosarcoma (RMS), tumore a differenziazione muscolare striata.
Il RMS presenta caratteristiche biologiche e cliniche del tutto peculiari (aggressività biologica e grado di malignità elevati, ma anche elevata chemioresponsività) che lo differenzia nettamente dagli altri sarcomi delle parti molli e soprattutto dai sarcomi dell’adulto, condizionando un approccio terapeutico del tutto differente.

EPIDEMIOLOGIA

L’incidenza del RMS è di circa 4-6 nuovi casi/anno/1.000.000 di soggetti di età inferiore a 15 anni (3-5% di tutte le neoplasie dell’età pediatrica), con una leggera prevalenza nel sesso maschile.
L’età mediana di insorgenza è 6 anni, con due picchi di maggior incidenza tra i 2 e i 6 anni e tra i 12 e i 16 anni. Raramente il RMS si manifesta in età adulta.
In molti casi l’età di insorgenza è associata ad un particolare sottotipo e ad una particolare sede: ad esempio, il sottotipo botrioide insorge a livello delle mucose del distretto cervicofacciale e genito-urinario ed è tipico dell’infanzia, mentre la localizzazione agli arti e il sottotipo alveolare sono tipici dell’adolescenza.

EZIOLOGIA

Non esistono specifiche cause di insorgenza (per esempio, la ricerca di cause ambientali non ha dato finora risultati convincenti). Invece, il ruolo dei fattori genetici è stato confermato negli ultimi anni grazie ai progressi della citogenetica e della biologia molecolare.
Nonostante la maggior parte dei casi di RMS siano sporadici, non è rarissima la presenza di anomalie e malformazioni, ad esempio del tratto genito-urinario o del sistema nervoso centrale, o l’associazione con particolari sindromi familiari: neurofibromatosi di tipo I (malattia di von Recklinghausen); over-growth syndromes, come la sindrome di Beckwith-Wiedemann; sindrome di Li-Fraumeni (associazione di RMS e altri sarcomi delle parti molli con carcinoma della mammella early onset nella madre/parenti del probando e altri sarcomi e carcinomi nei familiari stretti; caratterizzata da mutazioni nella linea germinale del gene oncosoppressore p53, posto sul cromosoma 17p13, gene che regola i meccanismi di riparazione del DNA, di proliferazione cellulare e di apoptosi).

ISTOLOGIA

La diagnosi di rabdomiosarcoma deve essere sempre di tipo istologico, possibilmente con l’aiuto di analisi di biologia molecolare.
Questo significa che è necessario analizzare un pezzo del tumore prelevato chirurgicamente (biopsia) per giungere ad una certezza diagnostica.Oltre alla diagnosi è necessario stabilire il sottotipo di RMS:

  • RMS leiomiomatoso e botrioide (a prognosi più favorevole)
  • RMS embrionale (a prognosi intermedia)
  • RMS alveolare (a prognosi meno favorevole)

Nel RMS alveolare è stata identificata un’alterazione genetica specifica, denominata traslocazione (2;13), per cui nelle cellule tumorali è avvenuto uno scambio di materiale fra i cromosomi numero 2 e 3.
Il trovare tale alterazione, con tecniche di biologia molecolare, può essere utile per la diagnosi e per valutare l’effetto del trattamento.

QUADRO CLINICO

Tumefazione mal delimitabile delle parti molli, generalmente non dolente, di consistenza aumentata, a insorgenza pressoché ubiquitaria e, talora, a rapido accrescimento.
Determina sintomi e segni diversi in relazione alla sede di insorgenza: ad esempio, proptosi, diplopia, chemosi congiuntivale per la sede orbitaria; ostruzione nasale, epistassi, paralisi dei nervi cranici, otalgia, disfagia per la sede testa-collo; ritenzione urinaria, dolori pelvici, ematuria, perdite ematiche vaginali per i tumori localizzati al tratto genito-urinario.
Il rabdomiosarcoma è un tumore ad alto grado di malignità e tende a metastatizzare a distanza.
In circa il 20% dei casi le localizzazioni metastatiche sono presenti al momento della diagnosi iniziale, soprattutto al polmone (meno frequentemente scheletro e midollo osseo); nel 20% dei casi possono esserci localizzazioni linfonodali di malattia (ma in particolari sedi come il retroperitoneo, gli arti inferiori e le localizzazioni genito-urinarie, tale percentuale può essere anche più elevata).

INDAGINI DIAGNOSTICHE

L’indagine radiologica di prima scelta per valutare l’estensione locale e i rapporti della neoplasia con gli organi contigui è la risonanza magnetica (la TAC è in molti casi una valida alternativa).
Esami obbligatori per valutare eventuali localizzazioni metastatiche di malattia sono la TAC del torace, l’ecografia dell’addome, la scintigrafia ossea/PET e l’aspirato/biopsia midollare, nonché la biopsia di eventuali linfonodi superficiali sospetti.
Esami particolari sono richiesti per specifiche localizzazioni di malattia (es. l’esame citologico del liquor nei RMS parameningei).

STADIAZIONE

La definizione del gruppo di rischio di un singolo paziente condiziona l’intensità del trattamento.
I fattori considerati sono: lo stadio clinico TNM (in base a dimensioni del tumore e l’invasività nei confronti delle strutture contigue), lo stadio chirurgico IRS (in base alla radicalità o meno dell’intervento chirurgico iniziale), ma poi anche l’istologia, la sede di insorgenza della malattia e l’età del paziente.

STRATEGIA TERAPEUTICA

Il trattamento del rabdomiosarcoma deve essere di necessità multidisciplinare. La necessità dell’utilizzo combinato di chirurgia, radioterapia e chemioterapia rende importante trattare i pazienti con RMS in ambienti specializzati, nell’ambito di protocolli di cura specificamente disegnati.
L’asportazione chirurgica del tumore rappresenta tuttora un momento fondamentale del trattamento del RMS.
La radioterapia è un’arma terapeutica importante, anche se va valutata in relazione all’età del paziente e alle possibili sequele a distanza.
Il RMS è un tumore responsivo alla chemioterapia. Data l’aggressiva biologia della malattia, il RMS deve essere sempre considerato come microdisseminato al momento della diagnosi e pertanto tutti i pazienti devono essere trattati con chemioterapia, indipendentemente dal gruppo di rischio.
Lo schema chemioterapico standard utilizzato in Europa è il regime IVA (ifosfamide, vincristina, actinomicina D). Indicazione, tempi e intensità di chirurgia, radioterapia e chemioterapia vengono modulati in funzione del gruppo di rischio.

Le possibilità di guarigione dipendono da vari fattori e in particolare dalla presenza di metastasi alla diagnosi.
Infatti, la sopravvivenza complessiva è pari al 70% quando il tumore è limitato alla sede di origine, mentre scende al 20-30% in caso siano presenti lesioni metastatiche.

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2018-06-27T11:54:49+02:00