ASSOCIAZIONE ITALIANA EMATOLOGIA ONCOLOGIA PEDIATRICA

Scheda malattia

Sferocitosi ereditaria

La Sferocitosi Ereditaria (SE) è la più comune patologia di membrana del globulo rosso

 

EPIDEMIOLOGIA

La prevalenza stimata è tra 1:1600 – 1:2000. Diversi sono i geni associati alla SE. In circa il 75% è a trasmissione autosomica dominante. Il restante 25% è spiegabile con mutazioni de novo o, più raramente, recessive.

 

EZIOLOGIA

Il difetto molecolare più frequente è legato ad anomalie a carico della alfa o beta spectrina,  dell’anchirina o della banda 3, che rappresentano le principali componenti proteiche del citoscheletro e della membrana eritrocitaria, responsabili della capacità di deformabilità del globulo rosso. Il deficit di queste proteine comporta un’alterazione nelle interazioni “verticali” tra queste proteine con conseguente perdita per microvescicolazione di pezzi di membrana eritrocitaria, alterato rapporto tra la superficie ed il volume eritrocitario e formazione dello sferocita che risulta scarsamente deformabile e quindi viene “intrappolato” quando passa attraverso i sinusoidi splenici.

QUADRO CLINICO E DI LABORATORIO

Il sequestro splenico degli sferociti (tanto maggiore quando più grave è il deficit delle proteine della membrana eritrocitaria) e la loro successiva fagocitosi da parte dei macrofagi splenici sono causa della triade caratteristica della SE: anemia (con reticolocitosi), ittero e splenomegalia. La prima manifestazione della malattia è spesso l’ittero neonatale. Si distinguono 4 forme cliniche (Lancet 2008, 372, 1411-26):

  • Lieve (Hb nella norma e Reticolociti < 6%)
  • Moderata (Hb > 8g/dl e Reticolociti > 6%)
  • Moderatamente grave (Hb 6-8 g/dl e Reticolociti > 10%)
  • Grave (Hb <6 g/dl e Reticolociti > 10%, trasfusione dipendente)

Possibili complicanze della malattia sono:

  • Crisi aplastica da parvovirus B19
  • Calcolosi biliare

Dati di laboratorio:

  • Reticolociti ↑
  • MCHC ↑ nei 2/3dei casi.
  • HDW ↑ nei 2/3 dei casi.
  • Bilirubina indiretta ↑
  • Sferociti allo striscio di sangue periferico

 

INDAGINI DIAGNOSTICHE

Le emazie mostrano una tipica fragilità osmotica, valutabile attraverso vari tests:

  • Resistenze osmotiche. Si testano i GR a concentrazioni decrescenti di NaCl e si osserva la maggiore emolisi degli sferociti rispetto al controllo.
  • Test di lisi in glicerolo a pH 7.4 o acidificato: nella sferocitosi la lisi avviene in tempi più brevi.
  • Pink test: è una variante del test al glicerolo che risulta positivo quando la percentuale di emolisi è superiore al 28%.
  • EMA binding. L’eosin-5′-maleimide-binding test (EMA binding) è una analisi citometrica in cui una sostanza fluoresceinata (eosin-5′-maleimide) va’ a legare direttamente una parte del complesso proteico di membrana: nei pazienti con sferocitosi c’è una riduzione della fluorescenza. Si tratta di un test con elevata sensibilità e specificità.
  • Sodio dodecil solfato poliacrilamide gel elettroforesi (SDS-PAGE): elettroforesi delle proteine di membrana dei GR. E’ utile per identificare la proteina responsabile della SE. E’ un test di II livello raramente utile ai fini della diagnosi.

 

STRATEGIA TERAPEUTICA

In caso di grave anemia è necessario ricorrere alle trasfusioni di emazie concentrate. Poiché la eritropoiesi nel neonato e nei lattanti è fisiologicamente meno efficiente rispetto le età successive, accade che la maggior parte delle trasfusioni nei soggetti affetti siano necessarie solo entro il I anno di vita: la maggior parte dei soggetti trasfusi nei primi mesi, infatti, non lo sarà poi più negli anni successivi. Allo scopo di evitare o ridurre il carico trasfusionale può quindi essere utile somministrare, fino ai 6 mesi di vita circa, l’eritropoietina umana ricombinante sottocute al dosaggio di 750-1000 IU/Kg/settimana. Successivamente l’unica terapia disponibile (e risolutiva nella quasi totalità dei casi) è la splenectomia: poiché si accompagna ad incremento di rischio di sepsi gravi è una procedura chirurgica da effettuarsi preferibilmente dopo i 4-6 anni di vita e per via laparoscopica. Ovviamente è da riservarsi alle forme gravi o moderatamente gravi mentre non deve essere praticata nelle forme lievi; nelle forme moderate, la splenectomia deve essere valutata caso per caso. La colecistectomia, infine, è da praticare solo nel caso la calcolosi delle vie biliari sia sintomatica e deve essere effettuata per via laparoscopica.

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2018-09-10T09:53:30+00:00